mercoledì 21 febbraio 2018

PIET E IL TABACCAIO

Per ragioni più o meno volontarie vi sono persone che entrano nella nostra vita in momenti decisivi della stessa, creando più o meno direttamente scombussolamenti e ahimè, conseguenze negative per il diretto interessato.
A livello sportivo la storia ci tramanda ataviche rivalità, laddove due atleti si contendono in modo acerrimo una vittoria o addirittura la supremazia in un'intera disciplina.
La contesa però può vedere opposti anche compagni della stessa squadra, o perché no dello stesso ruolo, con una più o meno velata ambizione di avvantaggiarsi sul rivale ed ottenere la titolarità di una maglia.
Se chiediamo al portiere olandese Piet Schrijvers chi sia il suo incubo calcistico senza ombra di dubbio risponderebbe Jan Jongbloed .



All'origine di tutto vi è il mai banale ruolo di portiere al quale il giovane Pieter Schrijvers inizia a dedicarsi all'inizio degli anni '60, inizialmente a livello dilettantistico, fino a che non viene tesserato dal DWS di Amsterdam, club nel quale affina e completa le sue qualità tecnico/fisiche.

mercoledì 14 febbraio 2018

IL SERPENTE E L'ARCOBALENO


Molti dicono che io sia stato una rivelazione.
Dicono io sia stato un lampo.
E quel lampo è stato il quindici Giugno millenovecentosettantaquattro a Monaco di Baviera.
Ma facciamo un passo indietro.
Sono nato il venticinque Giugno del cinquantuno a Port-au-Prince, nella piccola e povera isola caraibica di Haiti. Ho perduto entrambe i genitori da bambino e sono stato allevato dalla congregazione dei Salesiani di Don Bosco.
D'altronde erano gli unici ad occuparsi dei ragazzini. Uno di loro, un Olandese, Sjaak Diebels, aveva fondato una squadra di calcio proprio per ragazzi come me e l'aveva chiamata, con grande fantasia, Don Bosco Football Club.
Entrai subito a far parte del gruppo e dal primo momento fu chiaro a tutti che fossi un talento indiscusso: avevo una capacità innata di andare a rete! Non avevo alcun senso della tattica o della strategia e quest'è vero. Ma se così fosse stato mi sarei sentito un robot.
Io semplicemente fiutavo l'azione, il gioco lo sentivo nell'aria. Giocavo col cuore e questo ha fatto di me Emmanuel Sanon detto Manno.




Il Don Bosco con me in campo poteva finalmente competere per il titolo nazionale, non era certo quella l'aspirazione che animava il club, ma alla fine il titolo è arrivato, per la prima volta, nel millenovecentosettantuno.

domenica 11 febbraio 2018

SPRAZZI DI SACHA

Nell'estate del 1988 la Juventus acquista dalla Dinamo Kiev Oleksandr Zavarov, aprendo di fatto le frontiere all'avvento del primo giocatore sovietico in serie A, generando in tal senso curiosità e grandi proclami.


Il giocatore nato in Ucraina è in effetti uno dei simboli dell'URSS che tanto bene ha fatto nel Mondiale del 1986 e nell'appena terminato Europeo, dove la squadra allenata da Valerij  Lobanovskij ha a tratti incancantato grazie alla proposizione di un gioco mai visto prima.

lunedì 5 febbraio 2018

IO NON PENSO, IO TIRO

Il mestiere di attaccante in Italia tra gli anni '20 e '30 era veramente per uomini duri e tosti, essendo in tale epoca in vigore un regolamento che legittimava il gioco duro, non tutelando in tal senso l'incolumità fisica dei protagonisti.
Un centravanti quindi doveva fare la classica "lotta" fisica con il difensore e puntare in pieno sulla propria astuzia e sulla rapidità di esecuzione, sapendo che raramente sarebbe arrivato un fischio amico dall'arbitro.
Tutte queste qualità indentificano in pieno il profilo di Rodolfo Volk, attaccante fiumano in grado di muoversi su tutto il fronte offensivo, con l'unico scopo di calciare a rete indipendentemente dalla posizione.




In quel "io non penso, io tiro" c'è tutta l'essenza della punta classe 1906, il quale in campo eccelle per movimento continuo, ma sempre finalizzato alla conclusione personale.

venerdì 26 gennaio 2018

SE AGBONAVBARE DIFENDERA' LA PROPRIA PORTA NEI MONDIALI DI CALCIO AMERICANI...


A Vallecas, il barrio operaio di Madrid, la signora Carmen Martinez Ayuso, arzilla ottantacinquenne, riceve l'ordine di sfratto: non riesce a pagare l'affitto delle stanze nel condominio popolare in cui abita.
Per aiutarla si mobilitano tutti. Anche il mio vecchio club, il Rayo Vallecano de Madrid, la terza squadra della città, che lancia una sottoscrizione per una raccolta di fondi che possa aiutare l'anziana signora.
"Ho avuto un sacco di soldi" ha detto la signora Carmen "ma non mi servono tutti. So che c'è un ragazzo che sta male, che sta morendo. Vorrei che migliorasse e ho pregato per lui, vorrei dare i miei soldi ai suoi figli, perché possano raggiungerlo per un ultimo saluto."
Quel ragazzo sono io, Wilfred Agbonavbare, portiere Nigeriano e idolo del Rayo.


Più che idolo sono uno che incarna lo spirito della squadra, quello della "peña rayista": sono un lavoratore del pallone e tutto quello che guadagno è destinato al benessere della mia famiglia. Non è tanto ma è pur sempre più di quello che guadagnano tante altre persone facendo magari dei lavori che nemmeno gli piacciono. Io tutto sommato mi diverto pure!

mercoledì 24 gennaio 2018

IL PELE' DEL CALCIO JUGOSLAVO

Nel meraviglioso e pittoresco mondo del calcio jugoslavo è facile perdersi e tralasciare quelli che possono essere considerati campioni assoluti.
Il calcio balcanico ha prodotto e continua a produrre autentici fuoriclasse, con un'aurea talmente lucente da abbagliare l'osservatore, beato nel godere delle giocate di tali fenomeni calcistici.
Il risultato è che il grande pubblico ignora o conosce parzialmente la figura di altri calciatori, anche in virtù della pochezza delle immagini a disposizione, retaggio della lontananza mediatica che la Prva Liga ha storicamente avuto.
Ai nostri giorni è affascinante andare a riscoprire la storia e le giocate di calciatori sconosciuti ai più, ma degni di essere ricordati e menzionati come grandi campioni del calcio (che fu) jugoslavo.
Alla domanda "chi ha segnato più gol nella "Prva Liga?" potrebbero venire in mente tanti nomi, alcuni altisonanti per portata tecnica, ma la risposta giusta è una sola, magari inaspettata: Slobodan Santrač.



La mancanza di tale nome nel gotha del grande calcio è probabilmente dovuta alla sua lunga militanza in una squadra di basso profilo, l'OFK Belgrado. 

sabato 20 gennaio 2018

QUANDO ZICO PORTO' IL FLAMENGO SUL TETTO DEL MONDO

Il fatto che il Flamengo sia una delle squadre più amate del Brasile è perfettamente esemplificato da uno dei suoi storici soprannomi, Mais Querido do Brasil, che rende solamente in parte l'importanza che il club di  Rio de Janeiro rivesta per tutto il Sudamerica.
Il fascino espresso dalla squadra carioca si è nel tempo consolidato grazie ai grandi campioni che ne hanno vestito la maglia, mentre più limitatamente hanno influito le vittorie nazionali.
A tal proposito balza all'occhio come il palmares del Mengão, sia copioso in termini di trofei carioca e nazionali, ma scarno dal punto di vista dei successi internazionali.
Connazionali e rivali quali Santos,San Paolo Gremio  con 3 successi, congiuntamente a  Cruzeiro ed Internacional con 2 lo precedono nella classifica specifica della Copa Libertadores, che vede il Flamengo a quota 1.
Ma per ogni tifoso Rubro-Negro tale successo del 1981 è ancora oggi ricordato grazie agli splendidi componenti di tale squadra i quali, guidati da un superbo Zico, hanno prima conquistato il più ambito trofeo sudamericano, per salire poi sul tetto del mondo.


Vale la pena specificare come l'importanza del Galinho nella suddetta vittoria è lampante, ma questo non deve trascurare il notevole valore di una rosa fortissima, guidata in panchina dall'altrettanto meritevole Paulo César Carpegiani.