sabato 21 gennaio 2017

ROBA DA PAZ!!!

Da quando il calcio si è pienamente espanso in ogni parte del mondo si è potuto notare le varie differenze tra le varie scuole continentali.
Per esempio un sempre attuale adagio segnala come tra Europa e Sudamerica vi sia una notevole differenza di ritmo, che rende alcuni giocatori adatti a giocare in entrambi i contesti ed altri no.
La prova concreta della sua veridicità lo abbiamo analizzando la carriera di tanti giocatori sudamericani, veri e propri fuoriclasse in patria, ma semplici comparse o peggio nel vecchio continente.
Senza scomodare nomi altisonanti o molto conosciuti, vale la pena ricordare un giocatore uruguaiano, passato anche dall'Italia senza fortuna, ma autentico idolo in ben tre nazioni dall'altra parte dell'oceano.
In tal senso Ruben Paz a mandato letteralmente in visibilio milioni di tifosi grazie ad un piede sinistro fatato ed a un'intelligenza calcistica straordinaria.
 
 
Dopo i primi calci tirati nel Peñarol Artigas, squadra della sua città natale, passa appena diciottenne ad una altro Peñarol, quello glorioso e vincente di Montevideo.

mercoledì 18 gennaio 2017

L'ASSASSINO DELLO ZAIRE

Sulla storica partecipazione dello Zaire al Mondiale 1974 si sono dette e scritte tante cose, tra realtà, leggenda e molta disinformazione.
Se da un lato  la squadra allenata da Blagoja Vidinić non si è dimostrata all'altezza di tale palcoscenico (3 sconfitte e 14 gol subiti), dall'altro solo negli anni successivi sono emerse le minacce del dittatore Mobutu nei confronti degli stessi giocatori.
Per anni abbiamo associato allo Zaire del 1974 l'immagine di Joseph Mwepu che esce dalla barriera per calciare via una punizione, facendone un episodio comico ed in parte denigratorio del livello calcistico dell'Africa cosiddetta "nera".
Solo qualche anno dopo abbiamo scoperto che tale gesto derivava dalla paura di subire un altro gol:  Mobutu aveva minacciato che lo Zaire se avesse presso più di 3 gol contro il Brasile ci sarebbero state ripercussioni fisiche per i giocatori e per le proprie famiglie.
Difficile parlare di calcio o fare discorsi tecnici sapendo che la squadra andava in campo non per l'onore, ma per difendere la propria vita e quella dei propri cari.
A posteriori è però possibile analizzare nel dettaglio anche qualche aspetto "di campo", accorgendosi che di qualità calcistica lo Zaire ne aveva eccome.
Sicuramente merita di essere ricordato  Pierre Mutumbula Ndayé Mulamba, abbreviato per ovvi motivi in Mulamba Ndaye, ottimo attaccante e principale protagonista della vittoria in Coppa d'Africa proprio nel 1974.


Il nome completo incute inizialmente un certo timore, dal momento che Mutumbula può essere tradotto come assassino (o anche cannibale, dato che si riferisce ad un mostro mangia-bambini) .

lunedì 9 gennaio 2017

COPPA D'AFRICA 2017: MANUALE D'ISTRUZIONI.

Bandiera del Gabon, adottata dal 5 marzo 1960
Per gli amanti del calcio del continente nero, da metà gennaio perenderà il via l'edizione numero 31 della Coppa d'Africa, o Total Africa Cup of Nations (per via dello sponsor Total) 2017 quest'anno organizzata dal Gabon. Situato nella costa ovest del continente africano, ha come capitale Libreville. Grazie a numerose multinazionali presenti nel territorio per lo sfruttamento dei gas naturali e petrolio, ha visto avanzare la propria economia (e di conseguenza ha avuto la possibilità di organizzare autonomamente la manisfestazione e non solo da comprimario come nel 2012). Il paese è popolato da circa 1 milione e mezzo di persone 
Logo della manifestazione
divise in diverse etnie, la lingua ufficiale è il francese e la popolazione è per la maggior parte cattolica. Il clima è caldo e piovoso tutto l'anno ed è facile prevedere forti acquazzoni anche nei giorni delle gare. La situazione politica è stabile e la sicurezza è aumentata negli ultimi anni. Si può quindi  azzardare a considerare il Gabon una delle nazioni più avanzate della zona centrafricana

martedì 27 dicembre 2016

IL PRINCIPE DI MOSTAR ED ATENE

Se in Grecia chiede a qualsiasi appassionato chi sia Dusan Bajevic vi verrà prontamente data una risposta in qualche modo collegata alla parola "allenatore".
Il personaggio in questione è a tutti gli effetti uno dei manager più vincenti e chiacchierati di tutto il contesto ellenico, per i successi ottenuti (8 campionati e 4 coppe nazionali) e per le scelte fatte (clamoroso il suo passaggio dall'AEK Atene all' Olympiakos nel 1996).
Forse in pochi però rammentano che prima di aver fatto fortuna come allenatore, Bajevic è stato un eccelso e prolifico attaccante.
 
 
Tutto il suo talento emerge nella natia Mostar, formandosi come professionista nel Velez, per il quale esordisce a soli 18 anni nel 1966.

sabato 17 dicembre 2016

WHEN CAGLIARI WAS... GREATTI!

Sulla storica vittoria del Cagliari nel campionato 1969/1970 sono state spese molte parole e molti elogi, focalizzando l'attenzione sulle reti del grande Gigi Riva e sulle trovate tecnico/motivazionali del sagace Manlio Scopigno.
Quest'ultimo imposta la squadra in maniera perfetta, rendendola particolarmente equilibrata (solo 11 le reti subite)  e continua durante tutto il campionato.
Il tecnico di Paluaro porta altresì alla maturazione definitiva di molti elementi della rosa, protagonisti di una stagione ben al di sopra delle potenzialità della vigilia.
Il salto di qualità più evidente lo compie Ricciotti Greatti, regista e numero 10 della squadra, protagonista di una stagione a dir poco strepitosa.


Che avesse talento il trentenne di Basiliano era da tempo risaputo, ma gli veniva costantemente rimproverata la scarsa continuità e la conferma ad alti livelli.

domenica 11 dicembre 2016

DALLA POLONIA PASSANDO PER IL CANADA

L'interesse dei canadesi verso il calcio è sempre stato piuttosto tiepido, se lo si paragona alla grande passione per sport più diffusi per via del clima e del retaggio culturale.
Il "soccer" da quelle parti è storicamente una disciplina secondaria e dei quasi 36 milioni di abitanti solo una ristretta minoranza lo considera un'attività sportiva meritevole.
Personalmente collego calcisticamente il Canada alle esperienze di calciatori come Roberto Bettega e Francesco "Morgan" Morini, i quali hanno deciso di terminare la loro gloriosa carriera a Toronto.
A livello internazionale è impossibile dimenticare la storica qualificazione della nazionale al Mondiale del 1986, raccontata altresì nel dettaglio nel nostro libro.
Saltuariamente questo bellissimo stato nordamericano ha prodotto anche talenti calcistici di assoluto livello, alcuni arrivati da altri paesi alla ricerca di fortuna e di un'opportunità sportiva.
Uno di questi è sicuramente Tomasz Radzinski, seconda punta di origine polacca, dotata di grande talento e di elevata tecnica.


La sua vita cambia del tutto a 13 anni quando la sua famiglia decide di emigrare dalla Polonia alla volta della Germania, per poi oltrepassare l'oceano tre anni dopo per stabilirsi definitivamente in Canada.

mercoledì 7 dicembre 2016

IVO VIKTOR

In un'epoca ormai lontana il portiere di una nazionale veniva visto come una vera icona della stessa, in quanto suo estremo difensore per molto tempo.
Spesso quest'ultimo legava il suo nome anche ad una sola squadra di club, rafforzando al massimo il conetto di fedeltà alla maglia.
La tendenza era appunto quella di mantenere lo stesso numero uno per molto tempo, cambiando solo a seguito di particolari eventi o per la sopraggiunta inidoneità fisica dell'atleta.
Questa continuità nel ruolo ha fatto nascere vere e proprie scuole in alcune nazioni, capaci di dare sempre ricambio di grande livello al portiere di turno.
La Cecoslovacchia rappresenta un perfetto esempio di come si sia potuta sviluppare una dinastia di allo livello nel ruolo: dalla "rondine boema" František Plánička, si è arrivati a Imrich Stacho, fino ai portieri degli anni '80 Stanislav Seman e Jan Stejskal.
In mezzo a tali eccellenti portieri una particolare citazione la merita però Ivo Viktor, guardiano della porta della Cecoslovacchia campione d'Europa del 1976.


Tale posto d'onore lo merita per le straordinarie prestazioni offerte nel Dukla Praga e nel contesto della nazionale.