martedì 25 aprile 2017

IL PRIMO SCUDETTO DEL FUFFO

Tra gli allenatori maggiormente innovativi del calcio italiano un posto di riguardo lo merita il grande Fulvio Bernardini, nemico per antonomasia di quel catenaccio che da sempre contraddistingue lo stile di gioco all'italiana.
Fedele sostenitore del modulo WM, il celebre Fuffo ha plasmato più di una squadra secondo i propri dettami, ottenendo anche inaspettati quanto storici successi.
Leggendario è lo scudetto conquistato nella stagione 1955/1956 sulla panchina della Fiorentina, ottenuto contro pronostico e marchiato fortemente dalle sue intuizioni tattiche e dalla sua fine psicologia.



Arrivato sulla panchina viola nel 1953 l'allenatore romano inizia il suo paziente lavoro di costruzione della squadra secondo i propri dettami tecnico/tattici, arrivando nell'estate del 1955 alla quadratura del cerchio.

lunedì 17 aprile 2017

LA SFORTUNA DI ROB DE WIT

Ci sono calciatori in grado di eseguire qualsiasi giocata con la più grande naturalezza possibile, come se un ipotetico dio del calcio abbia messo una mano sulla loro spalla per conferirgli speciali abilità.
Quando guardiamo le giocate di questi campioni restiamo sbalorditi dalla semplicità con la quale si muovono, dalla grazia con la quale giocano il pallone e dalla perizia con la quale lo calciano.
In questi casi si parla di "classe innata" e, aihmè, caratterizza un numero molto limitato di soggetti, davvero fortunati nell'aver quel "qualcosa in più" che i normali calciatori non potranno avere neanche dopo anni di allenamenti.
Se poi tale talento viene coltivato in un ambiente calcistico florido ed all'avanguardia, il risultato non può che essere quello di ottenere giocatori di livello assoluto, cioè quelli che rendono il gioco del calcio una vera e propria arte.
Il contesto olandese è in tale senso perfetto, essendo la scuola Orange attenta al minimo dettaglio e formativa al massimo dal punto di vista dei fondamentali tecnici.
E' proprio nei Paesi Bassi che una giovane ala sinistra muove i primi passi nel mondo del calcio, mettendo in mostra doti da potenziale campione.
Ma purtroppo il destino non è stato dalla parte di Rob de Wit


Sin dagli esordi nell'Utrecht si distingue per la sua classe cristallina, tanto che i dirigenti della squadra rosso-bianca si rendono immediatamente conto di essere di fronte ad un giocatore che nasce davvero una volta in un secolo.

sabato 8 aprile 2017

SEVERINO VARELA, LA BOINA FANTASMA

Abituati a come siamo ad ogni tipo di look stravagante, come potremmo reagire alla vista di un giocatore con il basco?
Ai nostri giorni sembra davvero fuori luogo un giocatore con un qualsiasi berretto, a meno di comprovate ragioni di sicurezza, come nei casi di Petr Cech e Christian Chivu.
Se invece ci riferiamo al magnifico contesto del calcio anni '30/40 non è così insolito fare la conoscenza di personaggi talmente vezzosi ed eleganti da portare un berretto anche nelle fasi più concitate di gioco.
Tale espediente diventa un particolare atto a contraddistinguere un determinato giocatore anche dopo molti anni, magari guardando qualche vecchia foto ingiallita.
A Montevideo, i tifosi del River Plate e quelli del Peñarol, diventano avvezzi nell'ammirare le gesta di un formidabile attaccante, solito scendere in campo con un basco, in spagnolo Boina.
Il particolare caratterizza il giocatore per tutta la carriera, ma ancora di più a renderlo immortale contribuiscono le tante reti e le squisite qualità tecniche.
Passato allo storia come Boina Fantasma, Severino Varela è più concretamente uno degli attaccanti più forti del panorama sudamericano della sua epoca.


Perfettamente a suo agio nella capitale uruguagia, dove lavora e gioca, il piccolo attaccante mette in mostra subito eccezionali doti di realizzatore.

venerdì 31 marzo 2017

MA COSA FACEVA DA GIOVANE BRIAN CLOUGH?

Brian Clough è sicuramente uno dei più grandi personaggi della storia del calcio, mai avvezzo al politicamente corretto e senza peli sulla lingua.
Le sue impronosticabili vittorie ottenute sulle panchine di Derby County e Nottingham Forrest ne hanno giustamente alimentato il mito, già di per se sostentato da uno stile e da una parlantina a dir poco oltre le righe.
Del Clough allenatore si è detto e scritto ormai tutto, tanto che sia che siate pro o contro (Leeds?) non ne potete negare l'importanza da lui avuta per la sviluppo del calcio inglese.
La frase "If God had wanted us to play football in the clouds, he'd have put grass up there" rappresenta un punto di rottura enorme rispetto ai dettami del calcio anglosassone, rendendo il suo pensiero tattico immortale allo stesso modo dei suoi successi.
Ma prima di diventare un autentico mito nel ruolo di manager, a cosa si dedicava il sempre irrequieto Coughy?
La sua specialità erano i gol, perché Brian Howard Clough per alcuni anni è stato uno dei centravanti più prolifici e temuti d'Inghilterra, fino a che il destino all'apparenza meschino non gli ha aperto la strada di allenatore.


Sostenuto dal forte carattere e da uno spirito impavido, sin dalla giovane età si mette in mostra come il tipico centravanti di scuola inglese, impreziosendo il tutto con un fiuto del gol portentoso.

martedì 28 marzo 2017

HAJDUK'S TWINS

La particolarità delle coppie di fratelli nel calcio trasmette un senso di insolito e fascino che rende i suddetti atleti ricordati nel tempo anche oltre i propri meriti sportivi.
A maggior ragione questo succede con i gemelli, fenomeno ovviamente meno diffuso, ma non per questo insolito per la lunga storia del calcio
Sovente alla particolarità si aggiunge però la qualità dei suddetti giocatori, in alcuni casi veri e propri campioni.
In un nostro precedente articolo abbiamo parlato dei gemelli van de Kerkhof, eccelsi centrocampisti olandese, protagonisti di una eccellente e vincente carriera, vissuta per buona parte in simbiosi.
Anche la Jugoslavia può vantarsi di avere dato i natali ad un'altra celebre coppia di gemelli, anch'essa di altissimo livello e perfettamente coesa nelle scelte.
Stiamo parlando di Zlatko Vujovic e Zoran Vujovic, autentiche leggende del calcio balcanico, paradossalmente divisi solo dal ruolo in campo, essendo il primo un prolifico attaccante ed il secondo un efficace difensore.




Qualità che mettono da subito in mostra delle giovanile dell'Hajudk Spalato, diventando ben presto due elementi fondamentali di quella che viene definita la Zlatna Generacja (generazione d'oro).

giovedì 23 marzo 2017

LA BANDIERA GIORGOS KOUDAS

Ai giorni nostri è opinione comune che le bandiere nel calcio ne esistano più, considerando quali mosche bianche i pochi giocatori che ancora si indentificano in un solo club.
La prospettiva di lauti ingaggi, la nascita di nuovi contesti calcistici e la profonda spirale che separa dal economicamente le grandi e piccole squadre sono le cause più conclamate della fine di tale fenomeno.
Anni fa invece stare per tutta la carriera in un solo club era un onore ed una cosa assolutamente normale, cosicché oggi possiamo ricordare e celebrare più di un calciatore sotto quest'ottica.
Poco conosciuto in Italia risulta sicuramente Giorgos Koudas, per tutta la carriera con la maglia del PAOK Salonicco, ma davvero ad un passo dall'esordire con i rivali dell'Olympiakos nel 1966.



La sua crescita calcistica avviene proprio nel settore giovanile della Dikefalos tou vorra dove sin da subito mette in mostra un talento sopraffino ed una grandissima personalità.

lunedì 13 marzo 2017

WHEN THE SKY WAS BLUE

Nessuna competizione come la FA Cup è in grado in trasmettere lo stesso grado di emozioni e di riconciliare talvolta con i veri valori del football.
La storia della più antica competizione per club è colma di memorabili imprese, laddove anche i più improbabili Underdog si sono concessi una o più giornate di autentica gloria.
In effetti il contesto della Coppa d'Inghilterra è teatro da sempre dei cosiddetti Giant Killing,  vale dire il caso in cui una squadra di serie inferiore elimina una delle Grandi del calcio inglese.
In casi leggermente più rari la squadra sfavorita è riuscita addirittura a vincere la competizione, generando sorpresa ed ammirazione in tutta l'isola britannica.
Uno dei casi più noti in tal senso è l'affermazione del Coventry di John Sillett nel torneo del 1987, battendo in finale il Tottenham.




Un percorso netto quello degli Sky Blues, fatto di qualità e di grande intensità, come dimostra l'accesa semifinale contro il Leeds vinta con un sofferto 3-2.