domenica 23 luglio 2017

EUSEBIO CASTIGLIANO

Quando si parla del Grande Torino risulta difficile estrapolare un singolo giocatore, essendo la rosa granata composta da autentici campioni, tutti a loro modo straordinari personaggi.
Se è vero che capitano Valentino Mazzola ne rappresenta la figura più carismatica e mediaticamente conosciuta, non vanno trascurato le singole storie di coloro che non possono essere semplicemente chiamati "gregari".
Nei nostri precedenti articoli abbiamo parlato di leggende quali Giuseppe Grezar, Ezio Loik e Virgilio Maroso, mettendone in luce la strabiliante valenza tecnico/tattica e le apprezzabili qualità umane.
Questa volta vogliamo occuparci di quello che per ruolo e carattere rappresenta il vero motore del centrocampo del Torino, vale a dire il grande Eusebio Castigliano.
 


Sin dagli esordi nella natia Vercelli dimostra di sapere interpretare la mansione di mediano in modo diverso rispetto alla classica interpretazione italiana; nella storica Pro Vercelli, pur garantendo grande quantità, dimostra doti offensive innate, particolarmente esemplificate da un tiro potentissimo, che lo rende molto temibile nelle conclusione dalla media/lunga distanza.

lunedì 17 luglio 2017

MOLTO PIU' DI UNA RISERVA

Un vecchio adagio afferma che la decisione di fare il portiere derivi da una vera e propria vocazione, talmente forte da rendere incurante il futuro atleta della propria integrità fisica e di ogni tipo di critica.
E’ quindi risaputo che ogni numero uno che si rispetti disponga di grande personalità per gestire la responsabilità e la pressione che tale ruolo comporta.
Tale fondamentale qualità non deve mancare neanche ai secondi portieri, vale a dire a quei giocatori che accettano di essere la riserva del titolare, consapevoli di potersi mettere in mostra solamente quando quest’ultimo non è disponibile o in competizioni ritenute secondarie.
A tal proposito il nome di Giulio Nuciari rappresenta una vera e propria icona della categoria, dall’alto delle 333 panchine collezionate come dodicesimo (record assoluto).
 
 
Tale primato non va visto come una mancanza di ambizione dello stesso, ma come la conferma che siamo di fronte ad un personaggio per certi versi unico del calcio italiano.

domenica 9 luglio 2017

ADOLF URBAN

Nel corso del secolo precedente i due conflitti mondiali hanno distrutto e nei casi migliori solo pesantemente alterato la vita di milioni di persone.
Il futuro di molti è stato rovinato e minato per sempre, laddove i meno fortunati hanno invece trovato la morte nei modi più crudeli e cruenti.
Ovviamente nel lungo e tragico elenco delle vittime vi sono anche calciatori, costretti ad interrompere la carriera e partire per il fronte con il desiderio di tornare sani e salvi e poi invece periti per la propria patria.
Tra i molteplici casi in tal senso va ricordato il grande Adolf Urban, eccelso attaccante tedesco dello Schalke 04, tristemente perito nel 1943 in Russia in un maldestro quanto tragico tentativo di invasione deciso dal governo tedesco.


 
Nato proprio a Gelsenkirchen nel 1914 da una famiglia emigrata dalla Prussia orientale, il giovane Adolf mostra subito grande interesse per il calcio e doti tecnico/atletiche che gli valgono l'ingresso nello giovanili dello Schalke 04.

giovedì 6 luglio 2017

IL SECONDO FOGGIA DI ZEMAN

L'avvento del Foggia zemaniano nella massima serie italiana rappresenta ancora oggi una delle massime espressioni di calcio offensivo ed integralista nella sua più concreta accezione.
Il tecnico boemo inculca nel sui giocatori le sue idee di calcio, ottenendo dapprima la promozione in serie A e successivamente un nono posto nel suddetto campionato, incantando pubblico e critica per il gioco spettacolare offerto.
Nell'estate del 1992 sono molteplici le offerte che arrivano per i giocatori rossoneri, con il presidente Casillo ben intenzionato a trarre dalle cessioni il massimo possibile.
Viene da se che la rosa del Foggia viene a dir poco rivoluzionata, con cessione anche eccellenti come ad esempio quelle di Igor Shalimov, Francesco "Ciccio" Baiano" e Giuseppe Signori, utili complessivamente ad incassare circa 57 miliardi di lire.
A sorpresa Casillio d'intesa con il direttore generale Giuseppe Pavone e lo stesso Zeman, allestiscono una nuova squadra formata prevalentemente da giocatori provenienti dalla serie C, rinunciando di fatto a quasi tutto il gruppo di giocatori precedente, mettendo addirittura fuori rosa chi non accetta la cessione.
Con una spesa risibile (si dice 128 miliardi di lire) la società foggiana mette a disposizione dello staff tecnico un gruppo di illustri sconosciuti ai più, generando a livello contabile una cospicua plusvalenza.
Pubblico ed addetti ai lavori insorgono polemici contro quella che sembra un mera operazione per lucrare sui valori della squadra, ma verranno prontamente smentiti dalla intuizioni di Zeman che con una rosa di esordienti compie davvero un autentico capolavoro.



Grazie appunto all'applicazione tattica ed alla classica preparazione atletica il Foggia sorprende tutti, tornando ben presto ad incantare dopo le comprensibili difficoltà incontrate.

venerdì 30 giugno 2017

LA ROSA DEL PARON

L'Argentina è da sempre uno dei punti di riferimento del calcio nostrano, diventando in molte occasioni "terra di conquista" in termini di giocatori da ingaggiare.
Sono quasi cent'anni che i nostri dirigenti guardano al calcio albiceleste in certa di talenti o presunti tali, sfruttando anche la forte presenza di immigrati italiani nella società argentina.
Nel corso degli anni sono arrivati grandi campioni, giocatori normali e qualche proverbiale bidone, il più delle volte presi sulla fiducia, fino a la figura degli osservatori ed il fenomeno dello scouting non sono diventati un'utile prassi.
Senza possibilità di vedere sul campo un giocatore era necessario fidarsi delle recensione provenienti da oltreoceano, il più delle volte esagerate per non dire false.
Viene da se che talvolta di vero non c'era neanche il ruolo stesso del calciatore: capitava infatti che modesti difensori venissero spacciati come prolifici attaccanti o superbi centrocampisti, con il solo scopo di ingolosire l'ignaro acquirente.
In questo clima di incertezza e di mal riposta fiducia nel 1954 la Sampdoria acquista dal Rosario Central un presunto formidabile attaccante, rivelatosi però tutt'altro che prolifico.
Ignara di avere a disposizione un raffinato centrocampista, la società blucerchiata si libera dopo due stagioni del giocatore, mandandolo al Padova.
Ed è proprio qua che Humberto Rosa incontra un allenatore che gli cambierà la carriera, Nereo Rocco.


Per meglio chiarire il concetto occorre ritornare nella Rosario degli anni '50 dove un giovanissimo Rosa, detto Coco, si mette in mostra con la maglia delle Canallas, mettendo sin da subito in mostra doti tecniche di alto livello.

mercoledì 28 giugno 2017

DAL KICK AND RUN AL TIKI TAKA

Estratto dal libro "Dal Kick and Run al Tiki Taka" di Danilo Crepaldi





La storia della maledizione di GUTTMAN é una di quelle storie che rendono incredibilmente bello il gioco del calcio e che per questo anche se poco ha a che fare con la tattica vale pena di essere messa nera su bianco. Al posto del tecnico ungherese venne assunto il cileno FERNANDO RIERA che ereditò da GUTTMAN la possibilità di giocarsi un'altra finale di coppa intercontinentale.
Di fronte alle aquile di Lisbona il fortissimo SANTOS di PELÈ (altra squadra che si schierava con il 4-2-4) che vincendo entrambe le partite fece sua la coppa. Nella stagione successiva i rossi di Lisbona conquistarono la terza finale di coppa dei campioni consecutiva. A Wembley fu il MILAN di NEREO ROCCO a contendergliela. Nel primo tempo i "benfiquisti" passarono in vantaggio grazie ad una perla di EUSEBIO, la maledizione sembrava non far paura, ma nella ripresa una doppietta di ALTAFINI favorita dall'infortunio di COLUNA regalarono la coppa ai rossoneri.
Passò un'anno e lo squadrone portoghese si ripresentò, regolarmente, in finale di coppa campioni. Si giocò a Milano contro l'INTER di HELENIO HERRERA. L'anatema di BELA GUTTMAN si presentò puntuale sotto forma di temporale. Un diluvio che limitò le giocate di EUSEBIO e compagni. Nonostante fosse, molto probabilmente più forte dell'INTER, il BENFICA, dovette arrendersi ad un diagonale di JAIR favorito da un erroraccio del portiere COSTA PEREIRA.
Arriviamo al 1967-68 quando il BENFICA scese nuovamente in campo a Wembley per disputare la sua quinta finale di Coppa Campioni contro il MANCHESTER UNITED di GEORGE BEST. E, anche questa volta, niente da fare i "Red Devils" s'imposero per 4-1 dopo i tempi supplementari. A questo punto tifosi e dirigenti iniziarono a preoccuparsi e chiesero perdono al loro ex tecnico arrivando ad offrirgli anche dei soldi. La risposta di BELA fu, tuttavia, perentoria: "L'incantesimo non può essere spezzato"
Nel 1981 il tecnico magiaro morì e qualcuno ipotizzò che l'incantesimo, forse, se ne era andato con lui. Nella stagione successiva, il BENFICA, arrivò in finale di Coppa UEFA con l'ANDERLECHT. Nella finale di andata, disputata in quel di Bruxelles, fu la squadra belga ad imporsi con il minimo scarto (1-0) lasciando aperti i giochi per il ritorno. I tifosi portoghesi prima della partita portarono delle offerte sulla tomba del loro ex allenatore ma lo spirito di BELA GUTTMAN si materializzò nel destro di LOZANO che dopo due minuti pareggiò il vantaggio "benfiquista" di SHAU in uno stadio La Luz vestito a festa. A nulla valse l'assedio finale a cui il BENFICA sottopose la difesa belga. La maledizione aveva colpito ancora!.
Nel 1988 le aquile di Lisbona giunsero, di nuovo, all'atto finale della massima competizione europea trovandosi davanti gli olandesi del PSV EINDHOVEN. I tifosi pensarono bene di rivolgersi ad uno sciamano; il quale assolti i suoi riti dichiarò che la maledizione era stata spezzata per buona pace di tutti.
La partita fu brutta e noiosa e si concluse con uno scialbo 0-0. Si andò ai rigori dove fu decisivo l'errore di VELOSO che si fece parare il suo penalty dal portiere VAN BREUKLEN. Lo sciamano, dal canto suo, non fu pagato, e fu etichettato come un ciarlatano.
Anni dopo VAN BREUKLEN dichiarò che in occasione del rigore decisivo avesse avvertito una presenza che gli indicò dove avrebbe tirato VELOSO...che fosse il fantasma di BELA GUTTMAN?. Due anni dopo fu il tecnico svedese ERIKSSON a condurre il BENFICA in finale di coppa campioni ad attenderlo, sul rettangolo di gioco del Prater di Vienna, il MILAN di ARRIGO SACCHI (di cui parleremo più avanti) e qui lo spirito di BELA GUTTMAN s'incarnò in FRANKIJE RIJKAARD che, a metá secondo tempo, superò il portiere SILVINO regalando il trofeo ai rossoneri.
A nulla valse la statua inalazata allo stadio La Luz in onore del tecnico ed alcune sedute spiritiche compiute dai tifosi per cercare di mettersi in contatto con lo spirito del defunto tecnico. Passarono poi circa vent'anni e nel 2013 fu il difensore IVANOVIC del CHELSEA a far rivivere lo spirito dell'allenatore ungherese regalando l'Europa League ai "blues" di Londra.
Un anno dopo furono i guantoni del portiere portoghese del SIVIGLIA, BETO a beffare ai calci di rigore i "benfiquisti" in occasione, ancora una volta, della finale di Europa League.
La maledizione, o anatema che dir si voglia, dovrebbe concludersi nel 2062 ma il calcio, si sa, é pieno di sorprese. Ma torniamo alla tattica tema principale di questo libro. Mentre il 4-2-4 spopolava in Portogallo; in Brasile, futura patria del "futebol bailado", alcuni...






Danilo Crepaldi

mercoledì 21 giugno 2017

PRESENTAZIONE SORTEGGI EUROPA LEAGUE E CHAMPIONS LEAGUE 2017/2018

È incominciata ufficialmente, con i sorteggi dei preliminari di EUROPA LEAGUE e CHAMPIONS LEAGUE, la stagione calcistica 2017/18.
Molti i club ai nastri di partenza e se per la maggior parte si tratta di piccole squadre i grandi nomi non mancano ed anche le sfide a grande effetto. Al preliminare di EUROPA LEAGUE troviamo società blasonate quali: DINAMO BUCAREST, RANGERS GLASGOW, STELLA ROSSA BELGRADO ma anche VOJVODINA (uno degli ultimi campioni della Jugoslavia unita), DINAMO MINSK, gli ungheresi del VIDEOTON autori di una grande cavalcata europea in Coppa UEFA nela stagione 1985/86 in cui si arresero solamente in finale di fronte al Real Madrid, FK SARAJEVO, SLOVAN BRATISLAVA e LECH POZNAN. Fra le sfide più interessanti spicca sicuramente quella fra il BEITAR GERUSALEMME ed il VASAS BUDAPEST...squadre con un grande seguito nei due rispettivi paesi ed il ritorno in Europa a sei anni di distanza del RANGERS GLASGOW contro i lussemburghesi del PROGRES.
Nel secondo turno entreranno in scena anche i turchi del GALATASARAY già accoppiati agli svedesi dell' OSTERSUND, l' HAJDUK SPALATO che se la vedrà con la vincente di LEVSKI SOFIA-SUTIJESKA altra sfida interessante del primo turno che mette di fronte bulgari e montenegrini.
Direttamente al secondo turno BRONDBY e UTRECHT. Anche in CHAMPIONS LEAGUE troviamo già al primo turno preliminare alcune ex grandi d' Europa tra cui: L' ex squadra di Ferenc Puskas la HONVED BUDAPEST, il PARTIZAN BELGRADO, il MALMO, Il CELTIC GLASGOW ed il ROSENBORG.
Da non sottovalutare anche i polacchi del LEGIA VARSAVIA, il COPENAGHEN, l' APOEL NICOSIA ed il SALISBURGO.
Fra le sfide spicca sicuramente PARTIZAN BELGRADO- BUDUCNOST ovvero le squadre rappresentanti degli ultimi due "pezzi" della Jugoslavia unita in una partita che, a livello europeo, fino al 2009 non era possibile in quanto le due società militavano nello stesso campionato. Un " derby" che potrebbe riaccendere vecchie e mai del tutto cicatrizzate ferite figlie della guerra e di una convivenza a tratti forzata.
Da non perdere anche HAPOEL BEER SHEVA- HONVED con la squadra ungherese chiamata al confronti con i giustizieri dell' INTER nell' ultima EUROPA LEAGUE.
Da seguire anche ZRIJNSKI- MARIBOR altro derby dell' ex Jugoslavia che mette di fronte bosniaci e sloveni in un match che promette scintille.
Ma la partita davvero da non perdere è quella, a patto che i nordirlandesi del LINFIELD eliminino i modesti sanmarinesi del LA FIORITA guidati da DAMIANO TOMMASI, fra il CELTIC e lo stesso LINFIELD. Questo perchè i Nordirlandesi sono praticamente il RANGERS dell' Irlanda del Nord di cui condividono idee politiche e religiose infatti anche loro sono protestanti e cercano di non accogliere fra le loro file giocatori cattolici. I tifosi gemellati con quelli di Ibrox Park sono l' emanazione del nazionalismo nordirlandese mentre i tifosi del Celtic rappresentano i cattolici e l' EIRE più che uno Scozia- Irlanda del Nord il match rappresenta un EIRE- IRLANDA DEL NORD...l' ennesimo scontro fra protestanti e cattolici insomma un "Old Firm" in miniatura ma non per questo meno a rischio d' incidenti.
Fra l' altro la gara d' andata, FIORITA permettendo, si dovrebbe giocare a Belfast il 12 Luglio, non, di certo, un ottima idea visto che è l' anniversarioil 12 luglio della battaglia del Boyne e delle marce orangiste. Servirà a nulla magari, ma fossi la UEFA un pensiero allo spostamento della data lo farei. Una partita insomma che va oltre al calcio...



Danilo Crepaldi