lunedì 20 febbraio 2017

UN TOCCO DI MASCARENHAS

Il calcio portoghese ha storicamente attinto dalle sue ex colonie africane naturalizzando o semplicemente acquisendo i servigi di alcuni dei più grandi campioni del calcio lusitano.
La mente va inevitabilmente al leggendario Eusebio, fuoriclasse nato in Mozambico e diventato la Pantera Nera per tutto il Portogallo.
In un nostro precedente articolo abbiamo raccontato il grande Mario Coluna, sublime centrocampista del Benfica e della nazionale brasiliana, anch'egli nato a Maputo, capitale dello stato mozambicano.
Anche l'Angola in quanto ex colonia ha più volte fornito atleti alla "casa madre", alcuni dei quali hanno scritto pagine importanti una volta sbarcati nel vecchio continente.
Uno su tutti è sicuramente il funambolico Domingos António da Silva, meglio conosciuto dalla parti di Lisbona, specialmente nel versante Sporting, con il soprannome di Mascarenhas.

Le analogie con lo storico attaccante del Benfica non si limitano solo al continente di origine, ma sfociano anche nelle caratteristiche tecnico/atletiche messe in mostra sul terreno di gioco.
Il giocatore nativo dell'Angola dispone di una velocità di base portentosa che gli permette eccellenti scatti in profondità, così come ficcanti e difficilmente contenibili assoli personali.
La sua rapidità di esecuzione è tale da riuscire più volte a beffare l'estremo difensore avversario, sorpreso il più delle volte da conclusioni potenti, ma soprattutto scagliate con un timing d'impatto sulla palla perfetto.
Analogamente ad Eusebio anche Mascarenhas esordisce in campionato con la maglia del Benfica, con la quale gioca solo due partite, segnando una rete, prima di trasferirsi per "farsi le ossa" al Barreirense in seconda divisione dove in tre stagioni impressiona gli osservatori dello Sporting Club de Portugal (si preferisce questa nome al poco gradito Sporting Lisbona), convinti a metterlo sotto contratto nel 1962.
Il talento di origine angolana rientra nella capitale a 25 anni con la nomea sì di giocatore altamente talentuoso, ma non con quella di implacabile realizzatore.
In effetti è proprio in questo particolare che le differenze con Eusebio iniziano a mettersi in evidenza: mentre quest'ultimo tramuta quasi tutte le occasioni avute in reti, Mascarenhas fatica a mantenere lucidità e freddezza davanti alla porta, finendo talvolta per sciupare quanto costruito anche personalmente.
Il tecnico Anselmo Fernandez però, ne coltiva pazientemente l'estro, lasciandolo inizialmente in panchina, ma valorizzandolo per aiutarlo a diventare realmente un concreto incubo per le difese avversarie.
Nella sua prima stagione segna infatti 21 reti in 19 partite, a conferma di un certosino lavoro finalizzato a rendere vincenti giocate impressionanti per tecnica e rapidità di esecuzione.
Lo Sporting, capitanato dal grande Fernando Mendes, è una squadra delle migliori squadre della nazione, in grado di interrompere saltuariamente il dominio del Benfica in campo nazionale.
Così come i "cugini" gli anni'60 portano gloria ance in campo internazionale, grazie alla conquista della Coppa delle Coppe 1963/1964, alla quale prende parte grazie alla vittoria della Taça de Portugal dell'anno precedente (4-0 finale ai danni del Vitória Guimarães con perla finale proprio di Mascarenhas).


La cavalcata europea fino alla finale di Anversa contro l'MTK Budapest è scandita dai gol dell'attaccante nato a N'dalatando, scatenato sin dai turni iniziali.
Il primo ostacolo è l'Atalanta, piegata solamente nella gara ritorno per 3-1, dopo la sconfitta per 2-0 patita a Bergamo.


Mascarenhas contribuisce con un gol alla vittoria che consente di impattare la situazione, prima di segnare una pregevole doppietta nello spareggio di Barcellona, vinto sempre per 3-1, utile per accedere agli ottavi contro i ciprioti dell'APOEL.
Nella gara di andata giocata allo stadio Alvalade i Leões sono a dir poco scatenati, infliggendo un clamoroso 16-1 ai malcapitati quanto modesti avversari.
Mattatore della serata è Mascarenhas autore di ben 6 realizzazioni, che rappresentano un record della competizione, eguagliato solamente del bulgaro Kiril Milanov nell'edizione 1976/1977.


Quasi incredulo per la magica serata il dinamico centravanti rilascia questa dichiarazione qualche anno dopo l'incontro:"Quel giorno ho segnato in tutti i modi: di destro, di sinistro e di testa. Per poco non segnavo anche di pancia. È stata indubbiamente la mia serata".
Indubbiamente il valore della squadra cipriota è basso, ma la prova di forza del reparto avanzato, dove spiccano anche elementi quali Ernesto Figueiredo ed Ernesto da Silva, è davvero sontuosa.
Al ritorno i lusitani si "accontentano" di vincere solamente per 2-0 (con gol di Mascarenhas), prima di giocare un combattuto quarto di finale contro i Manchester United, aperto da un clamoroso 4-1 subito all'Old Trafford.
Nella gara di ritorno lo Sporting schianta gli inglesi con un sonante 5-0, senza però fruire dei gol del suo fenomeno angolano.
Quest'ultimo non mette la firma neanche nella durissima semifinale contro il Lione, decisa solamente allo spareggio, ma ritorna al gol nella finale di Anversa, in un pazzesco match chiusosi sul 3-3.



Due giorni dopo sarà un gol direttamente da calcio d'angolo di João Pedro Morais a regalare allo Sporting quello che ancora oggi è l'unico successo ottenuto in campo internazionale.
Al termine della gara si verifica una simpatica disputa con il compagno Daniel Guimarães per tenersi il pallone della partita, senza che ci sia un'informazione certa su chi l'abbia spuntata alla fine.
I giocatori dello Sporting entrano ovviamente nella storia del club, finendo per essere ricordati dai tifosi contemporanei così come da quelli futuri, che mai potranno dimenticare l'undici dei Leões capace di imporsi nel contesto europeo.
Per Mascarenhas la stagione si chiude con un bottino di 26 gol in 34 partite, dando prova di un potenziale realizzativo da grande campione.
Paradossalmente è proprio all'indomani di un'indimenticabile stagione che per l'attaccante africano inizia un inesorabile quanto continuo declino tecnico, che lo porterà senza fortuna ad abbandonare Lisbona per giocare nuovamente con il Barreirense e con il CUF Barreiro.
Nemmeno le successive esperienze con Peniche, Riopele e Paços de Ferreira in seconda serie risollevano la carriera di una potenziale stella, capace però di brillare per poco tempo.




Nonostante tutto viene sempre ricordato con grande affetto dall'ambiente dello Sporting, all'interno del quale si tramandano le sue gesta compiute in campo europeo nella sua migliore stagione.
Lo stesso pubblico Verde e Brancos ha avuto più volte l'onore ed il privilegio di accoglierlo all'Alvalade per tributargli onori ed applausi per le folgoranti emozioni regalate.



I sostenitori hanno altresì seguito con apprensione ed affetto la sua lunga malattia, che l'ha portato alla morte nel 2015.
Anche se per poche stagioni, il "versante Sporting" ha avuto la sua Pantera Nera...




Giovanni Fasani

 

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