giovedì 2 marzo 2017

CAN BARTU, IL CESTISTA CALCIATORE

In un ipotetico film di matrice hollywoodiana il protagonista, nazionale di basket, scopre quasi per caso di essere altrettanto bravo a giocare a calcio, arrivando alla clamorosa decisione di diventare calciatore professionista ed una stella assoluta della nuova disciplina.
La cosa sorprendente è che quanto appena raccontato non è la trama di un lungometraggio, ma l'inizio della carriera calcistica di Can Bartu, cestista/calciatore turco, protagonista davvero di un'esistenza da "cinema".
 
 
Nativo della capitale Istanbul, si dedica proprio al basket nella sezione del Fenerbahçe diventando ben presto uno dei migliori giocatori della nazione, arrivando per giunta a giocare nella selezione nazionale.
Pur non essendo anche un grande appassionato di calcio si diletta anche con il pallone tra i piedi colpendo in particolare modo l'allenatore ungherese Lazlo Szekely: quest'ultimo allenatore del Fenerbahçe, fatica non poco per convincerlo a fare un provino per la squadra di Istanbul, essendo la pallacanestro l'unico pensiero del giovane giocatore.
Durante la prova Bartu incanta tecnico e compagni, mettendo in mostra tecnica e giocate geniali, che gli valgono una proposta di ingaggio.
Seppur combattuto, nel 1956 a vent'anni il diciannovenne turco opta per il sempre più mediatico calcio, finendo per diventare sin da subito uno dei giocatori simbolo dei Sarı Kanaryalar.
Formalmente sarebbe un centrocampista avanzato, ma è difficile collocarlo sul campo essendo il piccolo giocatore un vero e proprio anarchico dal punto di vista tattico.
La superba tecnica gli consente di giocare anche nei pressi dell'area di rigore e la rapidità nel dribbling lo rendono un vero e proprio incubo per le difese avversarie.
Talvolta basta un suo semplice tocco raffinato per rendersi conto di essere di fronte ad un predestinato, a un raro esempio di classe cristallino.
Per molti diventa il Sivori di Istanbul, in virtù del gusto per la giocate e della caratteristiche fisiche, davvero vicine a quelle del mitico Cabezon.
Gli unici limiti sono la mancanza di temperamento e la scarsa attitudine al sacrificio: non è raro vederlo passeggiare per il campo, così come tirare indietro la gamba nei contrasti più duri.
A tal proposito è solito ricordare a chi lo critica: "io sono un attaccante, non un difensore. Ognuno ha i suoi compiti: il mio è quello di segnare i gol, quando capita, gli altri devono cercare di evitarli. E poi, se io vado dietro, gli avversari diventano di più all’attacco".
Se a questo si unisce il suo disprezzo verso i ritiri pre-partita, non è difficile credere che molti tifosi e giornalisti lo additino quale "viziato".
Tale nomea gli deriva anche dalla ricca famiglia di petrolieri, che da sempre gli hanno concesso una vita sfarzosa e piena, appunto, di vizi.
A tal proposito vale la pena ricordare come i suoi proventi per l'attività sportiva finiscano tutti in costosi e lussuosi acquisti, essendo il ricco padre a provvedere al suo sostentamento.

Al di là delle critiche l'istrionica mezzapunta è davvero molto forte e con la maglia del Fenerbahçe fa davvero sfracelli, arrivando a segnare 54 reti in 114 partite e contribuendo a vincere due titoli nazionali.
In patria stravedono per le sue giocate, a tal punto che anche la nazionale inizia a convocarlo immediatamente, contando sulla sua vena per risalire da un periodo di crisi tecnica.
Son infatti anni duri per le Ay-Yıldızlılar sempre lontane dal partecipare alle più importanti manifestazioni, nonostante il movimento calcistico sia molto praticato e seguito.


Tal numeri e la proverbiale classe lo rendono appetibile anche per un contesto più blasonato, che, negli anni'60, si traduce nel campionato italiano.
La Lazio, su consiglio del suo ex giocatore Mustafa Sukru, trova l'accordo con il giocatore turco, salvo dover rinunciare all'ultimo momento a causa della norma che vieta a squadra di serie B di acquistare calciatori stranieri.
A questo punto subentra la Fiorentina, la quale su precisa richiesta dell'allenatore Nandor Hidgekuti, porta in Italia quello che per molti è un vero oggetto misterioso.


Se dal punto di vista tecnico sorprende in positivo, da quello caratteriale lascia tutti sbigottiti per la debole indole e per una sorta di timore nei confronti dei rudi di difensori italiani.
A chi lo critica per tale atteggiamenti risponderà: "Loro mica vogliono il pallone... mirano alle gambe, amico mio. E io mica sono fesso. Mi scanso..".
Talvolta sembra più interessato a divertire il pubblico con una giocata che al risultato della squadra e nell'Italia concreta e "catenacciara" degli anni'60 tale atteggiamento è inconcepibile.
Fuori dal campo si fa notare per le folli spese nei migliori negozi di Firenze, finendo per essere etichettato come il Signore per l'eleganza sfoggiata in ogni contesto.
Dopo sole 14 presenze e 2 reti termina il suo rapporto con la Fiorentina, nonostante il tecnico ungherese lo stimi molto e lo abbia difeso a spada tratta contro i numerosi detrattori.
Bartu prosegue la sua carriera in Italia ed approda al Venezia dove disputa una buona stagione, nonostante la retrocessione dElla squadra lagunare.


Lasciato libero di svariare su tutto il fronte offensiva riesce a segnare  8 gol in 29 partite, che convincono nuovamente la Fiorentina a puntare sul giocatore turco, contando sul suo maggior adattamento al calcio italiano ed alla sua voglia di rivincita.
Sfortunatamente alcuni problemi fisici ed una costante insofferenza al sacrificio lo rendono mal visto al tecnico Ferruccio Valcareggi ed al suo sostituto Giuseppe Chiappella, che lo impiegano complessivamente dieci volte in campionato.
A rendere il suo nome ormai poco gradito nel capoluogo toscano è anche una clamorosa rissa da lui scatenata sul campo del Catania, a nuova conferma di una carattere davvero difficile da gestire.
Nel 1964 passa finalmente alla Lazio, dove gioca tre stagioni tra luci ed ombre, passando da giornate nel quale porta quasi da solo la squadra al successo ad altre dove sembra fuori contesto ed indolente rispetto alla situazione in campo.


I tifosi biancocelesti ne apprezzano la grande classe ed il delicato tocchi di palla, perdonandogli le consuete pause ed applaudendolo in 46 incontri totali in campionato (stranamente caratterizzati da sole 4 reti).
Nel frattempo si mantiene fedele alla propria rappresentativa nazionale, con la quale gioca fino al 1968, disputando in totale 26 partite con 6 reti segnate
L'anno prima decide di rientrare in patria per giocare tre ottime stagioni nell'amato Fenerbahçe, con il quale vince altri due campionati, regalando come sempre saltuariamente al pubblico del Şükrü Saracoğlu le sue classiche giocate "alla Sivori" che da sole valgono il prezzo del biglietto.


Se fossimo a scuola potremmo dire "il ragazzo è bravo, ma non si impegna", finendo per riassumere in poche e concise parole la carriera di un vero e proprio asso.
Bartu però è stato molto più che bravo, è stato un potenziale campione al quale madre natura ha dato un talento naturale e, sfortunatamente, fin troppo spontaneo.
Per i critici resterà probabilmente un incompiuto, ma per gli esteti dell'arte calcistica resterà un emblema del calcio giocato per il gusto di divertire.
Agli amanti del basket rimarrà invece il dubbio di dove sarebbe potuto arrivare...





Giovanni Fasani
 

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