mercoledì 28 giugno 2017

DAL KICK AND RUN AL TIKI TAKA

Estratto dal libro "Dal Kick and Run al Tiki Taka" di Danilo Crepaldi





La storia della maledizione di GUTTMAN é una di quelle storie che rendono incredibilmente bello il gioco del calcio e che per questo anche se poco ha a che fare con la tattica vale pena di essere messa nera su bianco. Al posto del tecnico ungherese venne assunto il cileno FERNANDO RIERA che ereditò da GUTTMAN la possibilità di giocarsi un'altra finale di coppa intercontinentale.
Di fronte alle aquile di Lisbona il fortissimo SANTOS di PELÈ (altra squadra che si schierava con il 4-2-4) che vincendo entrambe le partite fece sua la coppa. Nella stagione successiva i rossi di Lisbona conquistarono la terza finale di coppa dei campioni consecutiva. A Wembley fu il MILAN di NEREO ROCCO a contendergliela. Nel primo tempo i "benfiquisti" passarono in vantaggio grazie ad una perla di EUSEBIO, la maledizione sembrava non far paura, ma nella ripresa una doppietta di ALTAFINI favorita dall'infortunio di COLUNA regalarono la coppa ai rossoneri.
Passò un'anno e lo squadrone portoghese si ripresentò, regolarmente, in finale di coppa campioni. Si giocò a Milano contro l'INTER di HELENIO HERRERA. L'anatema di BELA GUTTMAN si presentò puntuale sotto forma di temporale. Un diluvio che limitò le giocate di EUSEBIO e compagni. Nonostante fosse, molto probabilmente più forte dell'INTER, il BENFICA, dovette arrendersi ad un diagonale di JAIR favorito da un erroraccio del portiere COSTA PEREIRA.
Arriviamo al 1967-68 quando il BENFICA scese nuovamente in campo a Wembley per disputare la sua quinta finale di Coppa Campioni contro il MANCHESTER UNITED di GEORGE BEST. E, anche questa volta, niente da fare i "Red Devils" s'imposero per 4-1 dopo i tempi supplementari. A questo punto tifosi e dirigenti iniziarono a preoccuparsi e chiesero perdono al loro ex tecnico arrivando ad offrirgli anche dei soldi. La risposta di BELA fu, tuttavia, perentoria: "L'incantesimo non può essere spezzato"
Nel 1981 il tecnico magiaro morì e qualcuno ipotizzò che l'incantesimo, forse, se ne era andato con lui. Nella stagione successiva, il BENFICA, arrivò in finale di Coppa UEFA con l'ANDERLECHT. Nella finale di andata, disputata in quel di Bruxelles, fu la squadra belga ad imporsi con il minimo scarto (1-0) lasciando aperti i giochi per il ritorno. I tifosi portoghesi prima della partita portarono delle offerte sulla tomba del loro ex allenatore ma lo spirito di BELA GUTTMAN si materializzò nel destro di LOZANO che dopo due minuti pareggiò il vantaggio "benfiquista" di SHAU in uno stadio La Luz vestito a festa. A nulla valse l'assedio finale a cui il BENFICA sottopose la difesa belga. La maledizione aveva colpito ancora!.
Nel 1988 le aquile di Lisbona giunsero, di nuovo, all'atto finale della massima competizione europea trovandosi davanti gli olandesi del PSV EINDHOVEN. I tifosi pensarono bene di rivolgersi ad uno sciamano; il quale assolti i suoi riti dichiarò che la maledizione era stata spezzata per buona pace di tutti.
La partita fu brutta e noiosa e si concluse con uno scialbo 0-0. Si andò ai rigori dove fu decisivo l'errore di VELOSO che si fece parare il suo penalty dal portiere VAN BREUKLEN. Lo sciamano, dal canto suo, non fu pagato, e fu etichettato come un ciarlatano.
Anni dopo VAN BREUKLEN dichiarò che in occasione del rigore decisivo avesse avvertito una presenza che gli indicò dove avrebbe tirato VELOSO...che fosse il fantasma di BELA GUTTMAN?. Due anni dopo fu il tecnico svedese ERIKSSON a condurre il BENFICA in finale di coppa campioni ad attenderlo, sul rettangolo di gioco del Prater di Vienna, il MILAN di ARRIGO SACCHI (di cui parleremo più avanti) e qui lo spirito di BELA GUTTMAN s'incarnò in FRANKIJE RIJKAARD che, a metá secondo tempo, superò il portiere SILVINO regalando il trofeo ai rossoneri.
A nulla valse la statua inalazata allo stadio La Luz in onore del tecnico ed alcune sedute spiritiche compiute dai tifosi per cercare di mettersi in contatto con lo spirito del defunto tecnico. Passarono poi circa vent'anni e nel 2013 fu il difensore IVANOVIC del CHELSEA a far rivivere lo spirito dell'allenatore ungherese regalando l'Europa League ai "blues" di Londra.
Un anno dopo furono i guantoni del portiere portoghese del SIVIGLIA, BETO a beffare ai calci di rigore i "benfiquisti" in occasione, ancora una volta, della finale di Europa League.
La maledizione, o anatema che dir si voglia, dovrebbe concludersi nel 2062 ma il calcio, si sa, é pieno di sorprese. Ma torniamo alla tattica tema principale di questo libro. Mentre il 4-2-4 spopolava in Portogallo; in Brasile, futura patria del "futebol bailado", alcuni...






Danilo Crepaldi

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