domenica 9 luglio 2017

ADOLF URBAN

Nel corso del secolo precedente i due conflitti mondiali hanno distrutto e nei casi migliori solo pesantemente alterato la vita di milioni di persone.
Il futuro di molti è stato rovinato e minato per sempre, laddove i meno fortunati hanno invece trovato la morte nei modi più crudeli e cruenti.
Ovviamente nel lungo e tragico elenco delle vittime vi sono anche calciatori, costretti ad interrompere la carriera e partire per il fronte con il desiderio di tornare sani e salvi e poi invece periti per la propria patria.
Tra i molteplici casi in tal senso va ricordato il grande Adolf Urban, eccelso attaccante tedesco dello Schalke 04, tristemente perito nel 1943 in Russia in un maldestro quanto tragico tentativo di invasione deciso dal governo tedesco.


 
Nato proprio a Gelsenkirchen nel 1914 da una famiglia emigrata dalla Prussia orientale, il giovane Adolf mostra subito grande interesse per il calcio e doti tecnico/atletiche che gli valgono l'ingresso nello giovanili dello Schalke 04.
L'esordio avviene a soli vent'anni quando viene per la prima volta impiegato come ala per sfruttarne al meglio la grande corsa e l'abilita nel superare di slancio l'avversario.
In realtà Urban è in grado di svariare su tutto il fronte offensivo, mettendo in mostra anche grande fisicità ed una rapidità di esecuzione letale per i portieri avversari.
Con lo Schalke 04 segna 109 reti in 127 apparizioni in campionato, contribuendo in larga misura alla conquista di cinque titoli nazionali.
L'attacco dei Knappen di quell'epoca può contare su di un reparto offensivo di alto livello che oltre ad Urban è composto da elementi quali Ernst Kalwitzki, Ernst Kuzorra, Fritz Szepan.
In tale contesto le caratteristiche tecniche del giovane Ala, suo storico soprannome, vengono esaltate ed il suo profilo diventa altamente appetibile anche per la nazionale tedesca.
L'esordio avviene nel 1935 e la sua permanenza si prolunga per 21 partite, esattamente fino al 1941, quando la guerra ha ormai annientato qualsiasi velleità di pensare al gioco del calcio.




La sua esperienza con la nazionale tedesca è contraddistinta da due particolari avvenimenti, uno sportivamente non molto positivo e l'altro addirittura tale da restare nella leggenda del calcio tedesco.
Il primo concerne le Olimpiadi del 1936 tenutesi a Berlino, dove la nazionale fa il suo fragoroso esordio sommergendo il Lussemburgo con 9 reti, 3 della quali segnate proprio da Urban.
La propaganda nazista spinge al massimo la rappresentativa, affinché ottenga la medaglia d'oro, vista politicamente parlando come una conferma tangibile della superiorità della razza ariana.
Probabilmente anche a causa del forte condizionamento esterno, la nazionale allenata da Otto incappa in un sconfitta per 2-0 nei quarti contro la Norvegia, deludendo in pieno l'entourage nazista, rivitalizzato in parte dalla vittoria finale dell'alleata Italia.
Il secondo è conosciuto ancora oggi in Germania come la partita degli Undici di Breslau a ricordo di un vittoria per 8-0 ottenuto contro la Danimarca a Breslau in Polonia nel 1937.
Tale successo rimane nella storia in quanto l'undici sceso in campo è ancora oggi ricordato come una delle formazioni più forti della storia calcistica tedesca; ancora di più viene ricordato dalle parti di Gelsenkirchen, in quanto massima espressione della formazione dello Schalke 04 dominante in tale periodo.
Per la cronaca Urban va in gol una sola volta, mentre il ruolo di mattatore spetta a Szepan autore di una tripletta.
Tale formazione vincerà ben 10 partite su 11 nel 1937, prima di subire una pesante trasformazione nel 1938, quando a seguito dell'annessione dell'Austria (Anschluss) i giocatori della relativa nazionale vengono inseriti nella nazionale tedesca in vista dell'imminente mondiale.
Come anticipato l'attività della nazionale si interrompe nel 1941 e per Urban si chiude definitivamente con 11 reti realizzate.
Ben presto per lui arriva la chiamata al fronte, da lui vissuta immediatamente come una sorta di vera e propria condanna, tanto da affermare:"Io probabilmente non sopravviverò alla guerra".
Una visione negativa che troverà tragicamente conferma, ma che non viene inizialmente condivisa dal governo nazista che utilizza la sua fama per farne un veicolo di propaganda.
Le sue foto in uniforme vengono sapientemente utilizzate come veicolo per dare lustro all'opera di conquista in atto, definendo il forte attaccante come un eroe.
Nel 1942 arrivata sua chiamata ufficiale alle armi, come soldato nella Fanteria 422, in attesa di essere destinato ad un eventuale campo di battaglia.
Fino al 1943 si divide tra compiti militari e campo, giocando saltuariamente e disputando la sua partita contro l'Herta Berlino proprio nella primavera del 1943.
Pochi giorni dopo la sua fanteria viene inviata nella fredda Unione Sovietica, dove trova la morte il 23 maggio 1943 a Staraya Russa, nonostante gli inutili sforzi della Croce Rossa per salvargli la vita.
Io suo corpo viene sepolto proprio vicino al lago II'men e dal quel momento per sessant'anni il suo nome rimane nell'ombra, fino a che nel 2013 la sua salma viene trasferita a Gelsenkirchen, dove viene tumulata proprio vicino alla stadio.




Una cerimonia che celebra finalmente un grande campione ed uno sfortunato protagonista di una conflitto bellico folle quanto tristemente cruento.
Per tutti i tifosi dello Schlake 04 il suo nome è già entrato nella leggenda, avendo fatto parte da protagonista a quello che è ancora oggi il periodo più fluido della squadra della Renania.
Sarebbe il caso di inserire il suo nome anche in un'ipotetica "All of Fame" del calcio tedesco, in quanto precursore dei successi futuri della Germania ed attaccante tra i più completi in assoluto.




Fasani Giovanni



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