domenica 23 luglio 2017

EUSEBIO CASTIGLIANO

Quando si parla del Grande Torino risulta difficile estrapolare un singolo giocatore, essendo la rosa granata composta da autentici campioni, tutti a loro modo straordinari personaggi.
Se è vero che capitano Valentino Mazzola ne rappresenta la figura più carismatica e mediaticamente conosciuta, non vanno trascurato le singole storie di coloro che non possono essere semplicemente chiamati "gregari".
Nei nostri precedenti articoli abbiamo parlato di leggende quali Giuseppe Grezar, Ezio Loik e Virgilio Maroso, mettendone in luce la strabiliante valenza tecnico/tattica e le apprezzabili qualità umane.
Questa volta vogliamo occuparci di quello che per ruolo e carattere rappresenta il vero motore del centrocampo del Torino, vale a dire il grande Eusebio Castigliano.
 


Sin dagli esordi nella natia Vercelli dimostra di sapere interpretare la mansione di mediano in modo diverso rispetto alla classica interpretazione italiana; nella storica Pro Vercelli, pur garantendo grande quantità, dimostra doti offensive innate, particolarmente esemplificate da un tiro potentissimo, che lo rende molto temibile nelle conclusione dalla media/lunga distanza.
Inizialmente viene impiegato come mezzala, posizione che gli consente di avere un ottimo feeling con la porta, tanto da realizzare ben 18 reti in 28 partite durante le due stagioni con i Leoni.
Nel 1943 si trasferisce a La Spezia, sempre in serie , dove inizia a disimpegnarsi nel ruolo di mediano, pur mantenendo un'ottima media realizzativa (28 reti in 63 partite).
Addirittura sbalorditiva la prima stagione con gli Aquilotti, dove arriva a segnare ben 20 reti totali, dimostrandosi una vera sentenza quando calcia in porta.
Nel frattempo il conflitto bellico ha tristemente le meglio su ogni tipo di attività calcistica, tanto che il calciatore, esonerato dall'essere spedito in guerra, si mantiene in forma allenandosi con Biellese e Vigevano.
Nel 1945 si formalizza il suo trasferimento al Torino, con il presidente Ferruccio Novo che investe una sostanziosa somma per assicurarsi le prestazioni di quello che sembra un predestinato ad essere il mediano del futuro anche in ottica nazionale.
In campo Castigliano è estremamente determinato, tignoso e sempre pronto al sacrificio, non disdegnando, dall'alto di un'elevata tecnica, le sortite offensive.
In pratica è un ambidestro e le sue micidiali "cannonate" vengono scagliate indifferentemente con entrambi i piedi.
Grazie alle grandi doti tecniche si presta volentieri alla giocata ad effetto, comunque sempre effettuata con quella praticità che rappresenta una delle sue principali virtù.
Professionista esemplare e persona carismatica all'interno dello spogliatoio, il centrocampista vercellese diventa uno degli idoli dei tifosi, che ne apprezzano il carattere positivo e la grande disponibilità.
Per le strade di Torino si muove sempre con la fidata bicicletta, disdegnando l'acquisto di un'autovettura che non considera essenziale; per tale motivo stabilisce un rapporto diretto con i tifosi granata, che sono abituati a fermarlo per strada per qualche battuta o per i doverosi complimenti.
Per deliziare appassionati ed occasionali avventori è solito esibirsi in un particolare numero con una monetina, la quale, dopo vari palleggi, arriva direttamente nella tasca della sua giacca.


Se fuori dal campo è guascone ed incline alla battuta, in campo scherza molto di meno e prende molto sul personale anche i duelli con i diretti avversari, dedicandosi anima e corpo alla marcatura a uomo.
In un derby contro la Juve, dopo aver annullato il temibile danese John Hansen, al termine della partita consegna come regalo al sorpreso giocatore bianconero proprio il pallone della partita, in un misto di sfacciataggine e di orgoglio per la propria prestazione.
Ma la sua interpretazione del ruolo di centrocampista è davvero moderna e la sua attitudine offensiva risulta incoraggiata nel contesto granata; in particolare nel girone finale del campionato 1945/1946 segna 13 reti in 14 partite, laureandosi capocannoniere della competizione e regalando al Torino il titolo nazionale.
Nella memoria collettiva resta il suo personale "poker" segnato al Napoli in un incontro terminato 7-1 a favore del Torino.


Nonostante la generale stima non mancano i detrattori, che gli preferirebbero il dinamico Danilo Martelli, terzino/mediano dalla grande corsa, ma non paragonabile per tecnica a Castigliano.
Quest'ultimo fa di tutto per farsi preferire come mediano titolare, arrivando anche a nascondere infortuni, arrendendosi solamente quando il dolore è talmente forte da non permettergli di scendere in campo.
Con il Torino vincente 4 scudetti consecutivi (dal 1945 al 1949), contribuendo con 36 reti ed una serie infinite di giocate in tutte le situazioni di gioco.
Un simile profilo diventa ovviamente appetibile anche per la nazionale italiana, dove fa il suo esordio in una sfida tra Italia e Svizzera terminata 4-4.
La Seconda Guerra Mondiale provoca una forte interruzione della competizione tra rappresentativa, tanto che fino al 1949 il forte centrocampista verrà schierato solamente altre sei volte.
Alla seconda partita sotto la guida del Commissario Tecnico trova anche la sua prima ed unica rete in maglia azzurra, decisiva per il successo sull'Austria per 3-2.









Gioca la sua ultima partita con l'Italia il 27 marzo 1949 contro la Spagna, solo pochi giorni prima della tragedia di Superga, dove una della squadre più forti di sempre viene annientata da un bieco destino.
Proprio il fato priva il calcio italiano di uno dei centrocampisti più forti in circolazione, lasciando il rimpianto per quanto il ventottenne vercellese avrebbe potuto dare al calcio italiano negli anni a venire.
Nella memoria collettiva resta la figura di un eccelso ed innovativo mediano, uno dei primi a proporsi con ottimo profitto in entrambe le fasi di gioco.
Per chi l'ha conosciuto non è possibile dimenticare un grande personaggio, magari con la bicicletta o alla prese con una monetina.....
 


Giovanni Fasani

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