giovedì 6 luglio 2017

IL SECONDO FOGGIA DI ZEMAN

L'avvento del Foggia zemaniano nella massima serie italiana rappresenta ancora oggi una delle massime espressioni di calcio offensivo ed integralista nella sua più concreta accezione.
Il tecnico boemo inculca nel sui giocatori le sue idee di calcio, ottenendo dapprima la promozione in serie A e successivamente un nono posto nel suddetto campionato, incantando pubblico e critica per il gioco spettacolare offerto.
Nell'estate del 1992 sono molteplici le offerte che arrivano per i giocatori rossoneri, con il presidente Casillo ben intenzionato a trarre dalle cessioni il massimo possibile.
Viene da se che la rosa del Foggia viene a dir poco rivoluzionata, con cessione anche eccellenti come ad esempio quelle di Igor Shalimov, Francesco "Ciccio" Baiano" e Giuseppe Signori, utili complessivamente ad incassare circa 57 miliardi di lire.
A sorpresa Casillio d'intesa con il direttore generale Giuseppe Pavone e lo stesso Zeman, allestiscono una nuova squadra formata prevalentemente da giocatori provenienti dalla serie C, rinunciando di fatto a quasi tutto il gruppo di giocatori precedente, mettendo addirittura fuori rosa chi non accetta la cessione.
Con una spesa risibile (si dice 128 miliardi di lire) la società foggiana mette a disposizione dello staff tecnico un gruppo di illustri sconosciuti ai più, generando a livello contabile una cospicua plusvalenza.
Pubblico ed addetti ai lavori insorgono polemici contro quella che sembra un mera operazione per lucrare sui valori della squadra, ma verranno prontamente smentiti dalla intuizioni di Zeman che con una rosa di esordienti compie davvero un autentico capolavoro.



Grazie appunto all'applicazione tattica ed alla classica preparazione atletica il Foggia sorprende tutti, tornando ben presto ad incantare dopo le comprensibili difficoltà incontrate.

Ci vuole infatti un po' di tempo perché le idee del tecnico boemo vengano correttamente mostrate in campo, così come ai calciatori, abituati ad altri contesti, è necessario un breve periodo di adattamento.
Il Foggia viene schierato con il classico 4-3-3, dove trovano perfetta applicazione i dettami tanto cari all'allenatore nativo di Praga. Per lui tale modulo è un vero e proprio credo, in quanto ritiene che "garantisca l'occupazione ottimale di tutto il terreno di gioco e la formazione spontanea di numerosi triangoli che vengono a formarsi tra gli elementi in campo"



Il ruolo di estremo difensore è estremamente importante nella concezione tattica, essendo visto come un vero e proprio giocatore di movimento, così come prevedeva anche il Calcio Totale di olandese memoria.
Quindi non un semplice guardiano della porta, ma a tutti gli effetti un giocatore in più a disposizione della squadra nelle due fasi di gioco.
Il compianto Francesco Mancini è perfetto nel calarsi in tale mansione, stazionando molto al di fuori della porta in fase di non possesso, pronto sia a chiudere sugli eventuali avversari, sia a porsi come alternativa nella costruzione del gioco.
Davanti a lui la linea difensiva è schierata rigidamente in linea, il più possibile vicina alla linea si centrocampo, alla ricerca continua del fuorigioco.
In fase di possesso palla i due centrali sono molto vicini ai centrocampisti, con i due esterni bassi in continua sovrapposizione.
In fase di contenimento la linea si abbassa, ma il concetto è sempre quello di controllare la zona di competenza, alzandosi quando possibile, con i due laterali perfettamente allineati con i centrali.
Al centro della difesa giocano prevalentemente Giuseppe Di Bari (acquistato dal Bisceglie) e David Bianchini (dalla Lodigiani), voluto proprio per la loro abilità tattica e l'abitudine al gioco a zona.
Molto spazio lo trova anche Giuseppe Fornaciari (dal Barletta), mentre solo saltuariamente viene impiegato il giovanissimo Gianluca Grassadonia (dalla Salernitana).
Sulla fascia destra troviamo uno dei pochi superstiti della stagione precedente, il rumeno Dan Peterscu, in assoluto uno degli elementi migliori dell'intera rosa.



Abilissimo negli inserimenti e dotato di grande corsa, l'ex Steaua Bucarest è perfetto nello schema zemaniano per interpretazione del ruolo e gestione di ogni situazione di gioco sull'out di riferimento.
Sulla corsia opposta gioca prevalentemente Giordano Caini (dal Catania), inesauribile fluidificante, dotato anche di un ottimo piede sinistro.
Risultano comunque molto impiegati l'esterno destro Pier Luigi Nicoli (anche lui dal Catania) e Gualtiero Grandini, al Foggia dal 1989.
Il centrocampo viene impostato su tre giocatori, un playmaker al quale spetta il compito di costruzione della manovra, coadiuvato da due centrocampisti abili anche nel muoversi senza palla a prescindere dal possesso della stessa.
Una delle più grandi intuizioni della coppia Pavone/Zeman è l'acquisto di Luigi Di Biagio, centrocampista di notevole spessore tecnico, prelevato dal Monza dopo un'ottima trafila giovanile con la Lazio.



Sotto la guida di Zeman il centrocampista romano compie quel salto di qualità che gli permette di essere valutato come uno dei migliori elementi della stagione, ponendo le basi per quella che sarà una stagione di alto livello.
Dotato di un piede destro molto preciso, Di Biagio diventa indispensabile grazie alle sue apertura in profondità, così come per la qualità che conferisce a tutta la manovra foggiana.
La sue qualità balistiche lo rendono molto temuto nelle conclusioni dalla distanza, dimostrandosi molto insidioso anche nei calci da fermo.
A garantire grande quantità e fisicità  ci pensa il capitano Andrea Seno (dal Come), centrocampista di grande personalità e carisma, da subito indicato come uno dei leader dello spogliatoio.
Coerentemente con il pensiero zemaniano sviluppa un ottimo tempismo negli inserimenti senza palla, sfruttando altresì l'altezza sulle palle alte.
Completa il reparto Pasquale De Vincenzo (dalla Reggina), giocatore di gran classe e ottima tecnica che riesce a dare quel qualcosa in più alla manovra propria dall'alto delle sue qualità.
Anche lui si specializza nei movimenti senza palla, non disdegnando anche la soluzione personale, grazie anche ad un dribbling efficace ed alle lunghe leve che gli consentono poderose accelerazioni.
Nel ruolo di centrocampista centrale viene anche proposto il siciliano Nicolò Sciacca (dal Trapani), classico costruttore di gioco precisissimo nei passaggi, in grado altresì di rendersi pericolo offensivamente in virtù di un tiro molto preciso dalla media/lunga distanza.
Arriviamo al tridente offensivo, composto da giocatori con caratteristiche eterogenee i grado di combinare con grande velocità ed al tempo testo di scambiare continuamente la posizione.
Come ipotetica punta centrale gioca il russo Igor Kolyvanov, inizialmente messo fuori rosa e poi reintegrato, attaccante ambidestro dal grande potenziale tecnico e dall'ottima perizia tattica. Non propriamente un bomber, ma in grado di decentrarsi con intelligenza per consentire gli inserimenti dei compagni, così come per tentare la battuta in prima persona.
Nella funzione di attaccante destro gioca prevalentemente Pierpaolo Bresciani (dal Palermo), dotato sia dello spunto della tipica ala destra, sia del tempismo di inserimento proprio della seconda punta di ruolo.
Completa il reparto Oberdan Biagioni (dal Cosenza), fantasista in grado di disimpegnarsi ottimamente come attaccante esterno,
Impiegato nel ruolo che fu di Signori, del quale condivide il rigore tirato senza rincorsa, il giocatore romano eccelle per tecnica ed inventiva, nonostante non abbia la stessa corsa dell'attaccante passato alla Lazio.
Specialista dei calci piazzati, è dal suo piede che partono sovente calibrati cross, così come arcuate traiettorie verso la porta.
Non esiste un unico cannoniere ed il fatto che il miglior marcatore isa Bresciani (foto) con 6 reti seguito da Biagioni, Di Biagio e Kolyvanov con 5 la dice lunga su come la manovra offensiva coinvolga tutta la squadra.




A stagione in corso viene acquistato l'olandese Bryan Roy, giocatore che sembra davvero fatto apposta per gli schemi offensivi di Zeman. Arrivato a novembre mostrerà il suo talento solo saltuariamente, mentre sarà a tratti devastante nella stagione successiva.
Completano il quadro il costaricano Hernan Medford (dal Rayo Vallecano), mai del tutto adattatosi al calcio italiano e Paolo Mandelli Dal Monza) ,attaccante rapido e tecnico in grado di ricoprire i tre ruoli offensivi.
Con questi componenti mister Zeman cogli un insperato dodicesimo posto, segnando in proporzione poco rispetto al consueto (39 gol), a gestendo al meglio la fase difensiva (55 gol subito principalmente a causa di alcune pesanti sconfitte).
I punti più alti il Foggia li tocca nella vittoria interna con la Juventus per 2-1,




così come nell'avvincente pareggio per 2-2 contro il fortissimo Milan di Fabio Capello.




Nella memoria collettiva resta un gruppo di giovani esordienti plasmati dalla sapiente mano di Zdenek Zeman, capace di regalare grande calcio e di far risaltare anche in concreto la sua talvolta discussa vocazione offensiva.






Giovanni Fasani

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